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CENEDA
La sua origine si fa
risalire alla penetrazione dei Paleoveneti; altri la
vogliono esistente ai tempi di Cesare e immaginata come
modesta "Statio militaris" che, solo nel III secolo d.C.,
diviene un "oppidum".
Durante la penetrazione
dei Longobardi nel territorio, i duchi presero dimora nel
Castello San Martino ed elevarono Ceneda (712) a sede di
diocesi: il primo vescovo fu Valentiniano (713).
Alla fine della
dominazione longobarda, subentra quella dei franchi ed il
ducato cenedese si trasforma in Contea (Comunitatus
Cenetensis): Ottone I, con diploma del 962, concede al
Vescovo Sicardo il titolo di conte e tale investitura è
confermata da Ottone II. Da allora i Vescovi Cenedesi,
divenuti feudatari dell’impero, insediati nel Castello,
esercitano sul territorio della Contea episcopale, oltre
alla giurisdizione spirituale, anche il dominio temporale
con alle dipendenze vicari, decani, capitani, militi,
vassalli, regolarmente investiti.
Passano secoli durante i
quali il territorio è teatro di guerre, invasioni,
saccheggi, contese e lotte interne che si protraggono fino
al 1769, anno in cui la Repubblica di Venezia toglie ai
Vescovi il potere temporale e pone a Ceneda un podestà nella
persona del patrizio Emanuel Michiel Venier.
Con la caduta della
Serenissima, segue le sorti del Veneto, dopo alterne vicende
che la vedono ora sotto i francesi, ora sotto gli austriaci,
finalmente nel 1866 sarà annessa al Regno d’Italia.
SERRAVALLE
Località a nord di
Ceneda e con questa confinante, di poco inferiore come
territorio e popolazione, posta a fondo di una valle che
chiude e "serra" le pendici di due piccoli monti.
Attorno al "Castrum
Cenetense",
la cui costruzione viene
fatta risalire a Giulio Cesare, completata in seguito da
Ottaviano Augusto e di cui i Cenedesi si servirono come
vedetta a avamposto di difesa, poco a poco nascono gruppi,
prima radi, poi più frequenti, di abitazioni, in cui si
insediano nuclei familiari, legati ai soldati di guarnigione
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